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mercoledì, marzo 30, 2005
Cronaca della seconda giornata
Qui Boston.
Le previsioni parlano chiaro: pioggia. La temperatura e' in fahrenheit quindi non capisco, ma dovrebbe essere tra 0 e 5 gradi (per terra ci sono ancora blocchi di ghiaccio spazzati che non si sciolgono).
La mattina inizia con una colazione casalinga alle 9 insieme a fabrizio e alice, a base di cappuccino (con la macchina lavazza) e biscotti mollicci al cioccolato americani.
Alice va a lavoro. Fabrizio ha invece deciso di farmi compagnia.
Per cui io mi faccio la doccia e mi preparo per bene. Intanto fabrizio lavora al portatile.
Poi usciamo. In realta' non piove, se non qualche stupida goccia.
Ci fermiamo a prendere qualcosa in tintoria. Tutti i negozi hanno le insegne italiane nel quartiere. Ci sono varie congregazioni (sant'agrippina, la madonna del pescatore...).
I negozi di souvenir vendono roba "italiana" (tipo un tovagliolino tricolore con scritto "italian prince" o "italian princess").
Davanti a parecchie case ci sono dei sacchetti di plastica con dentro il quotidiano del giorno, recapitato in quel modo altrimenti si bagna. Nessuno se li frega (apparentemente). Tra l'altro leggere giornali gratis e' facilissimo. Oltre a Metro ce ne sono decine e decine di giornali free e poi dopo una certa ora anche i giornali "normali" sono infilati nelle apposite cassette "free".
Ci incamminiamo lungo il "Freedom trail", il percorso pedonale segnalato dal colore rosso sul pavimento.
Entriamo nel quincy market, antico mercato, pieno di negozi di catene varie di ristoranti. Assaggio aggratis la zuppa tipica di Boston (ai frutti di mare), non male.
Quindi compro le pile per la macchinetta fotografica al Faneuil Market (Faneuil e' un eroe locale della rivoluzione americana).
Vediamo l'antica State house, un piccolo edificio colorato in mezzo ai grattacieli del centro, e l'antica church (del 1800), da fuori, che e' un museo e costa 3 dollaroni.
Passiamo anche sotto dei rettangoli di vetro che simboleggiano la shoah. Ci sono scritti sopra i numeri dei deportati e frasi di alcuni sopravvissuti, tra cui primo levi. Ogni rettangolo sta per un campo, nonche' per una tipologia di uccisi (ebrei, omosessuali, zingari, slavi, polacchi: i comunisti non ci sono...).
Poi entriamo nel cimitero storico, dove sono seppelliti i genitori di Franklin e gli eroi cittadini.
Arriviamo quindi al "Common", il parco centrale, un central park in miniatura.
Li' accanto c'e' un edificio con una ridicola cupola color ferrero rocher ovvero sembra impacchettata di carta dorata.
Dentro saliamo e vediamo le sale. Ci sono la camera dei rappresentanti e il Senato del Massachussets: e' la nuova State House. Cerchiamo il pesce di legno, segnalato dalla guida routard, ma non c'e' piu'. L'hanno tolto.
Pranziamo dunque con un "bagel", panino ripieno di pollo "buffalo", al sapore di sapone per i piatti. Fabrizio, piu' esperto ha preso del pane italiano con del normale pollo.
Poi saliamo sulla collina Beakon Hill, quartiere residenziale pieno di belle casette (la routard parla di montmartre ma mi sa che hanno un po' esagerato). Qui troviamo il museo di storia afroamericana e ci vediamo li' un documentario sul pre/schiavismo dell'800. Quando i neri erano schiavi in america. Quando si ribellarono. Quando continuano a essere emarginati (ma sull'adesso c'e' poco).
Dopo un "caffe' con panna" da starbuck e una simil/aspirina torniamo a casa.
Mo' mi faccio un pisolino, poi vediamo.
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