|
venerdì, aprile 01, 2005 Diario dall'America. Giorno 4/ 31marzo 2005 cominciamo colla serata precedente: Ci sediamo. E' carino. Accanto abbiamo una tavolata di orientali simil takeshi kitano. Si sono levati le scarpe. Sono tutti maschi e felici. Mangiano. Il tavolo ha al centro un buco che funge da piastra. Si accende il fuoco al bordo del tavolo e poi si piazza la' sulla piastra la carne ordinata. Ordino una "miso soup", poi del sushi vario e quindi dei piatti di carne da cuocere sul bracere (pollo, manzo e porco). E' tutto buonissimo e possibilmente condito con una decina di salse differenti. C'e' anche il verde e piccantissimo wasabi, accompagnato da un'altra crema rossastra piccante e al sapore di sapone. Nel complesso il tutto e' molto carino e buono. Rinuncio al dolce finale (gelato al fagiolo rosso e alla menta verde) che prende Alice. Dopo un po' di scivolo nel giardinetto accanto, ce ne torniamo a casa, ad ascoltare "Amandoti" cantata da Gianna Nannini (da quando l'ho sentita in aereo nei titoli di coda di "la vita che vorrei" non riesco a togliermela dalla testa).
Ci svegliamo con la colazione stavolta a base di cappuccino e ritornelli. Poi -dopo l'uscita di fab & alice per il lavoro - rimango un po' a casa a rilavorare e ricontrollare email e notizie. Poi con calma (verso le 2 e mezza) esco. Direzione Harvard, la mitica universita' dei 6 presidenti e non so quanti ministri degli USA. Prendo con il gettone (token) la metro (T) e arrivo nella piazzetta di Harvard. Entro nel college, enorme, come supponevo. E' bello e verde. Ma un po' triste. Faccio un paio di foto insieme a una truppa di giapponesi, poi esco, in cerca di shopping. Trovo proprio di fronte l' Harvard bookstore. E' fico. Ha anche un piano sottoterra con l'usato, un po' come Mel a via Nazionale. C'e' di tutto. Esco con un Nick Hornby usato, due noamchomsky e un hannah arendt. In piu' ho una tesserina di frequent client della libreria. Mah. Forse comprero' on line... Al centro della vetrina, da fuori, spicca Q di Luther Blissett a 5.99 (scontatissimo!). Sulla strada (Massachussets avenue) ci sono diversi negozi e negozietti. Da segnalare il Revolution books (marxista/leninista), un paio di fricchettonerie (vendita di abiti anni 70), un negozio di dischi che espone le cazzate piu' grosse dette da Bush e il pub dove entro. Pieno di scritte e di studenti. Sostiene di essere il miglior pub di Boston, per quanto concerne i burger e i frappe'. Mi faccio un hamburger "Bill Clinton" (quello Bush jr. costava troppo) e me ne esco felice. Poi solito caffe' da bon pain e due paia di pantaloni da Gap ed ecco che riprendo la metro a Central, per tornare a casa. Eccomi qua. Tra tre ore ho il treno per Philadelphia e non so se e quando potro' aggiornare il diario. a plus link www.harvard.com
|